Hanno inseguito, cercato, scavato tra i cespugli alla ricerca della «Linea Blu» che, come una Fatamorgana, li ha aspettati per sorprenderli. La storia della Seconda Guerra Mondiale si arricchisce di un nuovo capitolo: lo storico di Gianico Franco Comella, il regista, giornalista e videomaker Stefano Malosso e i ricercatori camuni Andrea Cominini e Daniele Forloni hanno ricostruito genesi e apocalisse dell’ultima (e inutilizzata) linea di difesa tedescacostruita in bassa Valle Camonica nei mesi bui ed esaltanti che portarono alla vittoria degli Alleati.
Come briciole sui sentieri della memoria, i ricercatori hanno ritrovato tunnel sepolti dalla vegetazione, bunker dimenticati, contrafforti e muraglie pericolanti costruiti in pochi mesi da almeno duemila uomini: e, dopo aver sgomitato due anni e mezzo tra ricordi e leggende, hanno prodotto «La guerra scampata. Lungo i cantieri Todt della Linea Blu in bassa Valle Camonica», un documentario-verità di 86 minuti che raccoglie le voci di 40 testimoni.
Il secondo appuntamento è previsto per sabato 3 marzo alle 15 nella sala Liberty delle Terme di Boario. Il progetto è stato voluto dall’Apig Auser di Gianico, patrocinato da sei Comuni e da Anpi ed Ersaf e premiato con un contributo da Fondazione Comunità Bresciana. «Colmiamo una lacuna della storia locale con la consapevolezza che non è la fine ma l’inizio di un percorso - ha spiegato Comella -. La Linea Blu non è mai entrata in funzione perché i tedeschi furono sconfitti ben prima che le forze di liberazione arrivassero in Valle Camonica».
«Dei quaranta testimoni intervistati in questi due anni e mezzo, sei sono morti - ha aggiunto Daniele Forloni -. Abbiamo scoperto che Todt fu uno degli ingegneri più lungimiranti e capaci negli anni del Reich: la costruzione della Blaue Linie, che diede lavoro a migliaia di camuni, permise anche di creare un clima di convivenza pacifica e di evitare sabotaggi e rappresaglie in tutta la zona di Darfo e Gianico».
Muovendosi sul terreno inquieto di quegli anni difficili per l’Italia, i ricercatori non sono scivolati nella retorica politica, ma hanno indossato scarponi e zaini diventando detective della storia. Andrea Cominini si è confermato un «topo d’archivio» portando alla luce documenti, mappe e fotografie inedite. «Il documentario dura un’ora e venti minuti e non è il classico prodotto televisivo - ha spiegato Malosso, che ha vissuto mesi con al collo la sua fotocamera Sony -. Si tratta di un racconto popolare corale: la maggior parte dei testimoni ha raccontato la propria esperienza in dialetto con toni appassionati e coinvolgenti. A volte sono stati gli stessi testimoni a portarci sui luoghi che non conoscevamo e a svelarci particolari interessanti di questa storia».
A Erasmo Savoldelli è toccato l’appello finale. «A chi ha lavorato a questo progetto va il nostro grazie di cuore e ai Comuni ed agli enti pubblici chiediamo che questi luoghi vengano resi fruibili - ha concluso il presidente dell’Apig di Gianico -. Sarebbe utile una nuova segnaletica visibile e leggibile che permetta a tutti di scoprire una storia che è parte del nostro passato». Un filo, la «Linea Blu», per non perdersi nel tempo.

estratto dal Giornale di Brescia, articolo di Sergio Gabossi